Variazioni su temi di diritto del lavoro

 

Cass., 23 febbraio 2016, n. 3485 (demansionamento, professionalità ed equivalenza nell'art. 2103 cod. civ. ante riforma)
Questioni varie a proposito dell'art. 2103 cod. civ. nel testo precedente la riforma del 2015


Per il passaggio dalla seconda alla terza categoria del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti dell’industria metalmeccanica, sono previsti percorsi idonei a verificare la professionalità necessaria per l’espletamento delle funzioni connesse ai livelli superiori, così che non è la stessa professionalità richiesta dalle mansioni proprie di tali diversi inquadramenti e cambia il grado di attitudine richiesto.
Sulla base del testo dell’art. 2103 cod. civ. antecedente alle modificazioni del 2015, la presenza (nel caso di specie, comunque negata) di più mansioni in una sola posizione di inquadramento non le rendeva equivalenti e non consentiva di per sé la modificazione dei compiuti, poiché rilevava solo l’equivalenza in senso professionale. Il lavoratore che ravvisi una dequalificazione deve allegare le sue mansioni anteriori e successive alla loro modificazione e il datore di lavoro può contestare tali affermazioni e dare la prova contraria oppure allegare e provare altri fatti indicativi del legittimo esercizio del potere direttivo, senza potere pretendere dagli stessi lavoratori la prova di circostanze ulteriori a quelle inerenti alla modificazione delle mansioni e alla diversa professionalità richiesta per svolgere le une e le altre.
I
l cosiddetto “patto di dequalificazione” era nullo, se non nel caso di effettivo rischio di licenziamento nell’ipotesi di mancata stipulazione dell’accordo, rischio inesistente e il cui sussistere, comunque, non è stato dimostrato nel caso di specie.
Il meccanismo di traslazione automatica del rapporto di lavoro senza consenso del ceduto previsto dall’art. 2112 cod. civ. postula l’appartenenza del lavoratore al ramo di azienda e tale effetto legale non è certo nella disponibilità del cedente, così che, se tale nesso pertinenziale non sussiste o è realizzato in modo illegittimo, il lavoratore si può opporre al trasferimento, rivendicando il diritto alla prosecuzione del rapporto con il cedente.
La dequalificazione non comporta in via automatica il sorgere di un danno risarcibile, il quale non può essere ravvisato solo per la potenzialità lesiva del comportamento; l’identificazione dello stesso pregiudizio compete al giudice di merito e i criteri di valutazione equitativa, la cui scelta è rimessa alla prudente discrezionalità dello stesso giudice di merito, sono caratterizzati da un ineliminabili livello di approssimazione, così che il sindacato del giudice di legittimità è possibile solo in presenza di una totale mancanza di giustificazione o di macroscopico scostamento da dati di comune esperienza. Pertanto, l’entità della retribuzione può essere un parametro del danno da impoverimento professionale (massima redazionale). 


Contratto collettivo nazionale di lavoro – passaggio dalla seconda alla terza categoria – meccanismi idonei a verificare la professionalità necessaria – art. 2013 cod. civ. antecedente alle modifiche apportate nel 2015 - presenza di più mansioni in una sola posizione di inquadramento – rilevanza dell’equivalenza in senso professionale - onere della prova in capo al lavoratore – patto di dequalificazione - rischio di licenziamento - Traslazione del rapporto ai sensi dell’art. 2112 cod. civ.  - appartenenza del lavoratore al ramo d’azienda ceduta – illegittimità dell’adibizione del lavoratore al ramo ceduto – possibilità per il lavoratore di opporsi al trasferimento - dequalificazione – identificazione del danno da parte del Giudice anche in via equitativa

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